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Victor Hugo

VICTOR HUGO

«J’ai commencé à revivre en découvrant non pas la vanité totale mais l’insuffisance de la critique littéraire […] face aux textes littéraires et culturels qu’elle s’imagine dominer.» (René Girard, Des choses cachées depuis la fondation du monde)

L’analisi del "male metafisico" nella vita e nella produzione di Hugo e la rivisitazione in chiave mimetica della sua opera a partire dalla vittima.

Se Girard ha elevato la letteratura a depositaria privilegiata delle verità sulle dinamiche che determinano l’agire umano (individuale e sociale), la critica letteraria non ha finora pienamente sfruttato le potenzialità insite nella teoria della mimesis (desiderio, meccanismo del capro espiatorio).
Il nostro percorso di ricerca intende utilizzare il “paradigma” giradiano per rivisitare in una prospettiva antropologica la vasta produzione del romanziere, drammaturgo e poeta francese, dove “scene di ordinaria persecuzione” ai danni di capri espiatori, mostri e “doppi” si susseguono ininterrottamente. Una creazione artistica percorsa da un profondo senso di pietà nei riguardi di miserabili, perseguitati e sofferenti, che trova nei Misérables e nel personaggio di Jean Valjean l’espressione più matura e significativa dell’eterodosso ma autentico cristianesimo hugoliano, religione del Dio-Vittima, mai sufficientemente messo in luce dalla riflessione di Girard, “pensatore della vittima” sempre pronto a vedere nella vittima hugoliana (e romantica) il riflesso esclusivo dell’orgoglio luciferino e della “follia” mimetica del grande Olimpio. Accanto ad un’inchiesta sulle radici del “male ontologico” nella vita e nell’opera dell’autore francese, il presente lavoro interpretativo (condotto attraverso una serie di articoli pubblicati su riviste di francesistica, comparatistica, di letteratura e filosofia e in volumi collettanei) mira a proseguire - partendo dalle medesime premesse ma giungendo a conclusioni in parte distanti - la lettura dell’opera di Hugo iniziata negli anni Sessanta dal Girard “critico letterario” alla luce delle teorizzazioni del Girard “antropologo” ed “esegeta biblico” degli anni Settanta ed Ottanta. L’immagine complessiva che emerge dall’indagine è quella di uno scrittore ad irriducibile vocazione “vittimaria”, capace di denunciare con ineguagliabile sensibilità le violenze perpetrate ai danni dei più deboli nelle società antiche e moderne.